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Il VigoVino

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Dopo la VigoPizza eccomi di nuovo a voi con un nuovo capitolo della saga “siamo ingegneri e possiamo tutto”. (continuo a volerti bene, Franz…)

Cambridge Consultants, un’azienda inglese con sede indovinate un po’ dove, ha deciso di sbalordirci.

Si sono detti: “Ma perché questi appassionati di vino ci sfracellano gli zebedei con tutte le loro descrizioni dei sentori al naso ed in bocca? Cosa possiamo fare noi ingegneri per trattare in modo scientifico la percezione gusto-olfattiva associata al bere un comune vino?”

Ho liberamente interpretato, perchē secondo me un ingegnere non direbbe mai ne’ “zebedei” ne’ “sentori” e tanto meno “gusto-olfattiva” (al limite direbbe “gustoDASHolfattiva”).

Hanno quindi analizzato ben VENTI vini diversi per capire quali gusti e loro combinazioni potrebbero generare i sentori più desiderati dal pubblico. Secondo loro sono tre (ve li cito in inglese, per mantenere la coerenza):

  1. Light and full bodied
  2. Soft and spicy
  3. Sweetness
By analyzing the chemical composition of a number of different wines and determining what components were the most crucial to the overall taste, Cambridge Consultant determined that there were four base wines upon which they (or rather, you) could build. Their Vinfusion system lets users create customized wines by inputting preferences like full-bodied or light, dry or sweet. With the help of a handy-dandy app, wine enthusiasts can personalize their wine and learn about the chemistry behind their favorite blend at the same time.

Hanno quindi creato una App per gli smartphone che, con tre slider, permette di selezionare le quantità dei tre predetti “gusti”.

App

To create a new wine the customer manipulates three sliders on a touch screen attached to the machine. One moves between the extremes of “light” and “full-bodied”. A second runs from “soft”, via “mellow” to “fiery”. The third goes from “sweet” to “dry”. No confusing descriptions like “strawberry notes with a nutty aftertaste” are needed.

Un miscelatore posto sotto il bancone del bar combina quattro vini tra loro:

  1. Pinot Nero (dal Cile)
  2. Shiraz (dall’Australia)
  3. Merlot (dal Cile)
  4. Red Muscat (dala Francia)
VineFusionMIx
 
Per creare tutto le possibili combinazioni dei sentori individuati: e ci mettono pure le bollicine! Ed anche le luci intermittenti!

The desired glass is then mixed from tanks of each of the four primaries, hidden inside the machine’s plinth. The requisite quantities are pumped into a transparent cone-shaped mixing vessel on top of the plinth. Added air bubbles ensure a good, swirling mix and flashing light-emitting diodes add a suitably theatrical display.

Eccovi la “perla di saggezza” con la quale propagandano il loro prodotto:

As the name suggests, Vinfusion is a fusion of chemistry, physics, engineering and user-centred design. It's an example of how the company uses consumer insight to understand a gap in the market – and science-led innovation to address complex challenges and, subsequently, create unique experiences tailored to individual customers.

La cosa curiosa è che, essendo loro inglesi, hanno due dei loro connazionali tra i più apprezzati conoscitori ed esperti di vino del mondo (Hugh Johnson e Jancis Robinson): avrebbero potuto chiedere loro una consulenza.

Per dirla con i TreTre, “a me me pare proprio na’ strunzata!”, e sono sicuro che anche Hugh & Jancis avrebbero risposto allo stesso modo.

Ce li mandate voi o procedo io d’ufficio?

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