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Like Attracts Like (e la PNL che c'azzecca?)

Provate a fare un esperimento: sedetevi sulla vostra sedia preferita, chiudete gli occhi, respirate profondamente e, con i tempi ed i modi a voi congeniali, tornate con la memoria all’ultimo matrimonio al quale avete partecipato non da protagonisti. (Grazie @GiuseppeMeli @Paola Velati)
Fate scorrere velocemente il film sino al taglio della torta nuziale ed al servizio del dessert al vostro tavolo del banchetto nuziale.
Respirate lentamente, profondamente, ed ascoltate il suono dei tappi delle bottiglie che “saltano” e la voce del cameriere che vi chiede “Spumante secco o dolce?"
Incubo
AAAAAArrggghhh! Il mio incubo peggiore! E voglio sperare che il vino che vedo in questo foto sia un moscato d’Asti, e non uno spumante secco, altrimenti sarebbe sbagliato anche il bicchiere.
Spumante
Ho sempre odiato l’usanza di abbinare spumanti secchi con i dessert: come dice il titolo di questo post, tradotto in italiano, “chi si assomiglia si piglia”.
Ecco cosa ne pensano alla Cucina Italiana (o, come piace a me e a Tosca, “La Cugina Italiana”, dal film “Passione Sinistra"):
Le regole basic dell’abbinamento
Le bollicine e i vini secchi sono l’abbinamento peggiore per i dessert, che vanno abbinati per concordanza (quindi cibo dolce con vino dolce) e mai per contrasto (cibo dolce con vino secco), ciò significa che se bollicina deve essere, che sia uno Champagne demi-sec, un moscato o una malvasia dolce, o comunque vini dall’altro residuo zuccherino.
Uno dei commenti del post su Facebook afferma:
Ma non si può brindare con un passito (anche se mi piace molto) e trovo il moscato troppo dolce. Ripiegato su un buon cartizze
Provate ad immaginare la sensazione di avere in bocca la dolcezza di una torta a base pan di spagna, semplice, soffice… e l’acidità del Cartizze.
Eccovi un racconto di un blogger:
Premetto che vivo in Belgio ed è risaputo che l’estero è un laboratorio all’avanguardia per scoprire le ultime tendenze dell’abbinamento cibo-vino (affermazione a prova di smentita!). Qualche giorno fa nel ristorante in cui lavoro due facoltosi clienti ordinano dei tortelli farciti di ricotta e preparati con funghi porcini e crema di tartufo estivo. Con tanto di spolverata di tartufo al momento del servizio al tavolo. Fino a qui nulla di strano. Ma senza che io potessi proferir parola mi chiedono immediatamente, dopo una veloce e alquanto insignificante occhiata alla carta dei vini, un Lambrusco frizzante e “naturalmente” dolce! Io non sono di certo un integralista dell’abbinamento ma questo è veramente troppo.
Lo so, come dice un collega, sono un #rugamerda: faccio fatica a comprendere la pizza con la Coca Cola, non ce la posso fare, è più forte di me. Ultimamente sto riconsiderando anche l’abbinamento pizza - birra, a causa della sommatoria lievito + lievito. Per fortuna non sono il solo:
La pizza chiama sempre la birra.Ma anche no. È un’associazione così automatica che non la mettiamo mai in discussione. Eppure lieviti con lieviti non producono gloria digestiva. Però pizza e birra acida sono davvero da provare.
Ah! La PNL c’azzecca, perché anche per questa filosofia vale il “Like Attracts Like”, chiedete pure agli amici dell’Accademia Italiana di PNL.
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